R,L.D.NICOLE STUPRATA


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Ho urlato a squrciagola alle quattro del mattino.il viso di Lei era incastonato nel corpo di
un immondo ragno che si avvicinava velocemente .
Ho urlato ed ho guardato dritta di fronte a me.
Il muro bianco ed il quadro appeso.
Non ho avuto il coraggio di chiudere gli occhi di nuovo,
ero totalmente paralizzata dall’orrore che cominciai a pregare Dio
affinche’ svanisse quell’immagine dal mio cervello.
Tremante mi sono alzata dal letto ed ho osservato cio’ che avevo fatto.
Due bottiglie di Brandy vuote.
:” Mi vuoi punire vero? ”
Ed ha ragione.
Ho i vestiti incollati addosso e puzzo come non mai di alcool macerato.
Fortuna che sono solo le quattro, ma d’istinto vado alla ricerca del telefono .
Spento.
Mi rendo conto che ieri non volevo essere disturbata.
In caso di allarme
i miei colleghi chiamano sul numero fisso.
Naturalmente ho cancellato la suoneria dove noi due ci alternavamo
a ripetere che non eravamo a casa.
Ora, c’e’ solo la voce robot di una “donna”
Mi tolgo i vestiti e nuda vado verso il piano cucina dove c e’
la macchina del caffe’.
Riempio il filtro e faccio colare l’acqua.
Acqua, che sotto la doccia che mi rispecchia che porta via l’odore della pelle
che sa di brandy e sigarette.
Sono ancora bella.
Si.
Le mie forme sono quelle di una romana scattante,
dal seno giusto per il suo corpo e gambe di chi non ha mai smesso
di correre dietro e con la vita.
Mi lavo bene i capelli, decido che una volta non basta
e fisso lo specchio e le mattonelle azzurre.
Da quando vivo qui, per staccarmi da una odiosa Italia,
vale a dire gia’ sei anni, non mi sono mai pentita di
chiedere il trasferimento, quando ancora ero solo un agente in borghese.
Se qui si lamentano della delinquenza, la gente di Brux. dovrebbe fare due passi
nei posti che frequentavo .
Non sapevo mai se sarei tornata a casa da mio padre.
Lui che mi attendeva seduto sulla sua poltrona, lui che mi sorrideva
quando tornavo, lui che giace a Prima Porta.

Lascio perdere la tristezza e mi preparo.
Butto via le bottiglie e mi riprometto di non bere piu’ una goccia.
So che sto dicendo una bugia: tempo di realizzare che si e’ trattato di un incubo, sicuramente passero’ al supermercato a comprarne altre due.
Se non fosse per Nicole..
Che mi riempie il frigorifero, berrei solamente.
La penso e la vedo! Nella mia testa e’ nitida e cammina svelta .
Non riesco a capire dove si trovi, ho bisogno di tempo ( brava Lea che hai bevuto come una deficiente)
Porto le dita alle meningi e capisco che ho poco tempo : Nicole corre seminuda tra i vicoli ed ecco che riconosco una strada: rue Max Roos a Schaerbeek !!
Covo di terroristi, di persone che ingoiano una palla fatta di haschis ( tradotto: assassino) per gettarsi tra la folla e farsi esplodere. Basta un po’ di C4.il mio cane molecolare ne riconosceva l’odore a centinaia di metri di distanza.
Prendo di corsa le chiavi della macchina, che la mia Lei mi ha lasciato e metto la sirena.
Contatto la centrale e corro .
Appena nomino : Schaesbeek sento un gran schiamazzare e gomme di volanti che sgommano per raggiungermi.
Vedo ancora Nicole.Vedo il suo seno: ha il vestito completamente a pezzi ed e’ nascosta in un vicolo strettissimo.
Mi chiedo con rabbia cosa cazzo ci fa li!
Cosa cazzo ci fai Nicole!!!
Nonostante il traffico mi ritrovo nel quartiere dinamitardo per poi scendere in mezzo alla piazza la mia macchina con la sirena accesa.
D’improvviso…
le strade si svuotano.
I miei colleghi vedono la mia AUDI nera lampeggiare e strillare .
Mi guardo alle mie spalle e vado via …
a ramazzare i fanatici ci penseranno loro.
Siamo a Bruxelles. Siamo in uno stato di polizia.
Corro ed avverto il suo profumo.
Corro e spero di trovare una traccia.
Corro e la testa si riempie di sangue che batte .
Finalmente nella mia mente affiora il viso di Nicole.Deve essere stata violentata e non l’ha presa bene, perche’ senza esitazioni tira fuori la sua Colt .
La sa usare benissimo, ma io tremo dentro.
Corro come se stessi facendo i cento metri piu’ lunghi della mia vita.
Mi slogo una caviglia sul pave’ bagnato, ma non importa :puo’ ancora resistere
alle mie falcate, al cappoto nero che lascio aperto, che mi fa sembrare un corvo che cerca di spiccare il volo.Negozi, puzza di hamburger anche se sono solo le sette, i miei occhiali dalla montatura leggera che cadono durante la corsa per ragiungere Nicole, prima che possa premere il grilletto.
Nuda, viene trovata da due uomini che la guardano affamati di sesso crudele.
La tengono subito stretta e piu’ cerca di divincolarsi piu’ si eccitano.
Si abbassano i calzoni e le strappano in due la gonna per poi farle sentire
quanto sono virili nella sua vagina, nel suo sedere.
Ci sono quasi.
Sento i due ansimare e grugnire.
La vedo a carponi sull’asfalto viscido e li lascia fare, adocchiando la sua borsa .
Non e’ lontana,nemmeno io.
I due godono.Le bionde sono le loro prede preferite.
Le ordinano di muoversi ed uno di loro tira fuori un coltello a molla.
No!! No””
Entro nel vicolo silenziosamente ed incrocio lo sguardo di Nicole.
Le faccio cenno di stare zitta.
Striscio contro il muro e punto la mia calibro 28 in aria .
Sparo ed i due tirano fuori i loro cazzi mosci dalla mia amica.
Nicole si rialza a fatica e svelta, in un attimo di secondo …
li castra, con il suo caro coltello.
Evirati e perdendo sangue a fiotti si piegano e chiedono pieta’.
Nicole mi abbraccia ed io chiamo le ambulanze.
Ma Nicole mi dice di portarla a casa, che non ha bisogno di essere ricoverata.
Non posso crederci!
Le metto il mio cappotto sulle spalle, perche’ Bruxelles e’ un pezzo di ghiaccio,
mentre io sudo dopo la lunga corsa.
I paramedici arrivano e si chiedono cosa ci fanno quei due senza piu’ il cazzo.
Li portano via, seguiti dai miei agenti ed io resto a guardare lo schifo.
Perche’ fanno schifo.
Il loro sangue mi disgusta e in attimo non sono piu’ in quel vicolo.
Mi invento una bella stronzata ( sono di Roma, no? ) e dico che mi devo allontanare.
Torno in macchina ed il mio maglione e totalmente zuppo di sudore.
Devo raggiungere Nicole. Cosa cazzo ci faceva in questo quartiere !?
Infilo il doppione della chiave e son dentro casa sua .
E’nella doccia e sta piangendo.
Non so se entrare o meno, ma alla fine apro la porta ed e’ stato troppo .
Singhiozza .La sua splendida pelle sembra leopardata per le botte ricevute.
La chiamo e si gira con gli occhi gonfi.
Le chiedo se c’e’ qualcosa che io possa fare.
Apre il vetro scorrevole e mi chiede di entrare.
Mi spoglio e l’acqua e’ bollente sulla pelle .
La stringo a me, e come se non fosse scioccata, mi chiede di toccarla .
Di fare l’amore come sempre.
il mio cervello e’ fuori uso: nessuna immagine mi viente in mente.
il nero, come l’inchiostro ha macchiato i suoi veri desideri.
La massaggio dolcemente ovunque sino a stringerla a me.
Incredibile ma vero sento che la mia mano sul suo sesso la sente eccitata,
ed allora continuo, senza osare penetrarla.La tocco, le bacio i seni generosi e chiari
e mi abbasso a leccarle la sua stupenda intimita’.
Ecco che anche io mi sento avvampare, anche io sento che sto per venire .
Prendo il telefono della doccia ed aumento l’intensita’ del getto.
Getto che entra dentro di lei che comincia a tremare di piacere …
Si tiene con le mani sulle mattonelle ed apre ancor piu’ le gambe.
Gioco con il suo clitoride, sposto il getto e lo lecco, torno a masturbarla
con il getto d’acqua e trema, trema sino a che mi incita ad entrarle dentro.
La spingo verso le mattonelle e so cosa fare:le metto le dita della mano
nella fessura che si allarga e con rapidi movimenti la faccio mia.
Urla per il godimento ed io chiudo l’acqua.
So che vorrebbe baciarmi, ma questo non si puo’ fare.
Il ragno con la testa della mia Lei si affaccia di nuovo nella mia mente.
Sono vittima di un crudele incantesimo

Autore:
lea

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